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Cos’è l’ansia
“Non sono gli eventi ma il nostro punto di vista riguardante gli eventi che è il fattore determinante (della sofferenza). Dovremmo essere più preoccupati di rimuovere i pensieri sbagliati dalla mente che rimuovere gli ascessi e i tumori dal corpo.”
(Epitteto)
L’ansia è un’emozione caratterizzata da sensazioni di tensione a livello del corpo, percezioni di minaccia imminente, senso di preoccupazione per il futuro e attivazione del sistema simpatico. Si differenzia dalla paura perché, mentre questa è una reazione emotiva ad un pericolo immediato, l’ ansia è una reazione emotiva ad una ipotetica minaccia futura.
Quindi l’ansia è la reazione all’anticipazione delle conseguenze di un pericolo o di un evento negativo futuro.
Potremmo dire che la paura si rivolge a qualcosa di presente, mentre l’ansia implica una previsione; la paura tenta di mobilitare tutte le nostre risorse per affrontare una minaccia, mentre l’ansia è rivolta a prevenire minacce future.
L’ansia ha un carattere adattivo, perché migliora le capacità individuali di affrontare il pericolo; per questo, fa parte del corredo biologico degli esseri umani da migliaia di anni.
Normalmente, la reazione emotiva di ansia ci permette di affrontare il pericolo e, una volta che questa condizione è venuta meno, scompare. I disturbi d’ansia, cominciano quando la reazione ansiosa tende a permanere nel tempo, cronicizzandosi.
I sintomi dell’ansia
L’ansia comprende sintomi cognitivi, emotivi e comportamentali.
I sintomi cognitivi dell’ansia sono:
- senso di vuoto mentale
- sensazione crescente di allarme
- insorgenza di immagini, ricordi e/o pensieri negativi
I sintomi comportamentali più frequenti sono:
l’evitamento, ovvero il tenersi lontani da tutte quelle situazioni che possono provocare ansia. Ciò ha un impatto negativo quando l’evitamento riguarda situazioni che sono importanti per lo svolgimenti della vita quotidiana o per realizzare i progetti di vita dell’individuo.
I sintomi fisici dell’ansia sono:
- tensione
- tremori
- sudorazione elevata
- palpitazioni, cioè la consapevolezza dei propri battiti cardiaci
- aumento della frequenza cardiaca
- vertigini, cioè sensazioni di movimento della persona mentre si è consapevoli di essere fermi (in alternativa, si ha sensazione che le cose si muovano, mentre si è consapevoli che sono ferme)
- nausea, cioè la alterazione del ritmo di contrazione dello stomaco
- formicolii
I pensieri ansiogeni
Non proviamo ansia in tutte le circostanze: l’ansia si prova solo quando per l’individuo, soggettivamente, è in ballo qualcosa di importante. È utile sottolineare che si tratta di una importanza soggettiva, che spesso non sembra tale alle persone che sono vicine al soggetto ansioso. Questo è il primo fattore che provoca l’ansia.
Il secondo è la pretesa che le cose vadano in un certo modo o, che non vadano in un certo modo. Si parla di pretesa perché si tratta di un bisogno assoluto, diverso dal fatto che preferiremmo che le cose andassero in un certo modo.
Ad esempio:
“vorrei superare l’esame all’università”.
In questo caso, si esprime il desiderio comprensibile che l’esame vada bene. Si è in grado anche di accettare, sia pure con dispiacere, che l’esame vada male. Quest’ultima eventualità non viene vista come una catastrofe. Questo pensiero determinerà poca ansia, normale, ed utile per mobilitare le energie e superare la prova.
“devo superare l’esame all’università”
In questo caso, la persona sente l’obbligo di superare l’esame e nessuna alternativa è accettabile. Deve essere così, “e basta!”. L’esame non può andare male, pena due conseguenze terribili.
La prima è l’immaginare delle conseguenze che rovineranno per sempre la vita dell’individuo. Queste conseguenze, oltre che essere orribili, sono anche poco realistiche, circostanza di cui il soggetto ansioso non si accorge. Nel nostro caso, lo studente potrebbe pensare che “la mia vita sarà rovinata perché non potrò frequentare mai più l’università”, cosa evidentemente non vera.
La seconda conseguenza è l’abbassamento dell’autostima, con la convinzione di non poter mai realizzare gli obiettivi cui si tiene. Questa conseguenza è particolarmente grave, perché rende difficile qualunque impegno, demotiva ed è fonte di depressione.
Il terzo ed ultimo componente dei pensieri ansiogeni è il fatto che, data l’importanza soggettiva della posta in gioco, il soggetto non accetta che la certezza che le cose vadano come lui pretende.
Mentre nella maggior parte delle cose della vita, si accontenta che sia probabile che le cose vadano bene, in questo caso pretende che le cose vadano sicuramente bene. E poiché l’ansia riguarda esclusivamente gli eventi futuri, ci sia accorge ben presto che nessuna sicurezza è possibile. Dal punto di vista dell’ansioso, questa è la prova più evidente che le cose finiranno male, e viene resa più evidente dal fatto che i pensieri prendono in considerazione solo le possibili circostanze sfavorevoli (il nostro studente rimuginerà solo sugli argomenti che conosce meno e che sicuramente, a suo dire, verranno chiesti all’esame.
Come gestire l’ansia con la psicoterapia
La psicoterapia dell’ansia, è centrata fondamentalmente sui pensieri ansiogeni e la loro modificazione, oltre che, sulla psicoeducazione sul significato delle emozioni.
L’intervento si basa sia su sessioni di terapia, che su esercizi specifici che il terapeuta chiede di svolgere tra un incontro e l’altro.
In determinati casi, è utile accompagnare la psicoterapia con l’utilizzo di ansiolitici.

