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Gli interrogativi di genitori e insegnanti in questi ultimi giorni, in cui immagini e notizie riguardanti eventi tragici che stanno accadendo nel mondo dilagano alla televisione e sui social, riguardano proprio come rispondere alle difficili domande dei bambini sulla guerra.
E se non ne facessero? E’ opportuno parlarne con loro per primi? E in che termini? Come si può spiegare ciò che sta succedendo?
Dobbiamo innanzitutto considerare che, i bambini di oggi, sono sempre più a contatto con le nuove tecnologie le quali portano inevitabilmente a conoscere aspetti della vita senza la mediazione dell’adulto, per quanto quest’ultimo possa attuare una adeguata funzione di filtro e controllo. Pertanto, non possiamo essere sicuri rispetto a quanto realmente siano informati dei fatti, anche se a volte fingono di non sapere, né del tipo di emozione che certe notizie o immagini possano aver suscitato in loro.
L’aiuto dell’adulto
Come può quindi l’adulto garantire sicurezza e serenità, evitando di affrontare l’incertezza e il timore che il mondo esterno può, anche incidentalmente, causare nel bambino?
Il primo punto fermo, è la necessità di affrontare con i bambini anche gli argomenti più difficili dai quali vorremmo sicuramente proteggerli evitandoli il più possibile.
L’evitamento risulta però pericoloso in quanto, il rischio che si corre è proprio quello di lasciare il bambino da solo di fronte a certe informazioni o immagini. In questo modo non si permette un reale confronto con i suoi punti di riferimento adulti, omettendo la possibilità di poter capire meglio ed esprimere le proprie emozioni proprio con chi ha la funzione di condivisione e rassicurazione che, non deve ovviamente mai venire a mancare.
Il ruolo degli adulti è quindi quello di presentare ai bambini la realtà per quello che è, con i lati positivi ma anche con quelli negativi che purtroppo esistono. La conoscenza aiuta a sviluppare strategie per far fronte ai problemi concreti e emotivi, all’ ansia, paura, rabbia o tristezza che il bimbo può trovarsi a dover gestire.
Conoscere e imparare ad affrontare rende più forti e pronti per la vita, mentre vivere in una bolla di apparente protezione crea uno stato di maggiore fragilità e vulnerabilità emotiva.
Compito principale del genitore è proprio quello di essere punto di riferimento per il bambino che deve sentire di potersi rivolgere a lui in caso di difficoltà, avendo la certezza di trovare un adulto in grado di ascoltarlo, capirlo e rassicurarlo.
Si diventa ancor più punto di riferimento proprio quando i bambini incontrano le difficoltà e gli aspetti dolorosi della vita. E’ in questi momenti che i bambini hanno bisogno di adulti disponibili ad accompagnarli e dare un senso a quanto scorre davanti ai loro occhi curiosi. E’ così che l’incontro con il dolore e le difficoltà porta alla formazione delle strategie che permettono di far fronte alle crudeltà della vita attraverso la mediazione dell’adulto.
I bambini, osservano gli adulti e carpiscono le loro emozioni comprendendo così quali siano le cose importanti per i genitori. Ciò porta a rendere l’adulto un modello anche rispetto alle emozioni negative. Il bambino impara che si può avere paura della guerra, provare pena e tristezza per chi vive quella realtà, provare rabbia per chi la provoca.
Tutto ciò ha un valore adattivo che permette al bambino di costruire il suo “mondo etico”.
Il silenzio dell’adulto lascia il bambino solo
Parlare della guerra è sicuramente un’impresa difficile ma deve essere affrontata, perché il silenzio rischia di creare un tabù tra genitore e figlio, indica che di quell’argomento non si può parlare, crea distanza emotiva con la figura di riferimento e porta il bambino a darsi risposte da solo, creando fantasmi e paure ancora più grandi.
I bambini fanno domande quando percepiscono come accessibile la figura adulta ovvero quando sentono che possono farle perché il genitore o l’insegnante è disponibile ad ascoltare e a dare risposte. Il primo passo spetta quindi all’adulto che può mostrarsi aperto al dialogo e proporsi come ascoltatore attento ai quesiti dei bimbi.
Le domande dei bambini, per quanto svariate e in linea con la loro età, verteranno principalmente su quella che è la loro più grande paura “la separazione e la perdita dalle persone a cui è legato”.
Quando un bimbo chiede “Ma anche il nostro paese sarà coinvolto dalla guerra?” vuole sapere se a lui capiterà di doversi separare dai suoi genitori a causa di una guerra ed è su questo aspetto, che vanno sempre e a qualsiasi età rassicurati, anche fisicamente con un abbraccio e con maggiore vicinanza oltre che da parole di conforto e rassicurazione.

