DSA alla Scuola dell’Infanzia, possibile?

L’arrivo della Legge 170/2010 sui DSA e la Direttiva Ministeriale sui Bisogni Educativi Speciali (marzo 2013) hanno stimolato negli ultimi anni in Italia una maggiore attenzione e una specifica sensibilità degli organismi scolatici sui problemi di apprendimento.

Un concetto chiave di tale legge, è quello di prevenzione: solo agendo tempestivamente sull’individuazione delle difficoltà di apprendimento infatti, è possibile evitare che i bambini giungano ai Servizi Territoriali per l’Età Evolutiva in numero elevato e troppo spesso tardivamente.

E’ importante tenere in considerazione che le possibilità d’intervento sono progressivamente più inefficaci con il progredire dell’età e un’identificazione tardiva delle difficoltà di apprendimento, o una mancata identificazione, possono anche ripercuotersi sugli aspetti della personalità del bambino che vive in modo confuso il suo disturbo, determinando problemi secondari di comportamento, quali inibizione o aggressività.

Difficoltà o disturbo?

Quando si parla di DSA, è molto facile confondere due termini che all’apparenza sembrano avere lo stesso significato ma che, soprattutto in campo educativo, mostrano forti differenze.

Si definiscono infatti difficoltà dell’apprendimento, momenti in cui l’alunno fatica ad apprendere e assimilare determinati concetti. Le ragioni possono essere le più svariate: un ambiente socioculturale svantaggiato, fattori emotivo-motivazionali del soggetto, o più semplicemente una modalità di insegnamento e di trasmissione del sapere non adeguata agli stili di apprendimento dell’alunno stesso.

Una difficoltà di apprendimento pertanto può essere compensata con uno stile educativo individualizzato e personalizzato sul ragazzo in modo da cogliere e sfruttare i suoi stessi punti di forza.

Quando invece si fa riferimento ad un disturbo dell’apprendimento, è necessario considerare che tale condizione può senza dubbio essere compensata ma, non annullata completamente, essa farà sempre parte delle caratteristiche dell’alunno preso in considerazione.

Infatti, il DSA ha tre caratteristiche che lo possono chiaramente distinguere da una semplice difficoltà:

  • Innato: il DSA è una condizione neurobiologica, non dovuto da altre condizioni come scarsa qualità dell’insegnamento, difficoltà emotive o problemi a livello ambientale o familiare.
  • Persistente: nel percorso di sviluppo del bambino troviamo spesso delle difficoltà, che possono essere state a livello anamnesi del parto, linguistico, psicomotorio, oppure anche semplicemente problematiche già presenti sin dall’inizio della scuola primaria.
  • Resistente: pur effettuando attività di potenziamento educativo,  strategie di apprendimento diverse,  continua a persistere una condizione di disagio nell’apprendimento scolastico.

Quali sono gli indicatori di rischio per le difficoltà di apprendimento alla scuola dell’infanzia.

Già a partire dall’ultimo anno di frequenza della scuola dell’infanzia, è possibile notare alcuni “campanelli d’allarme” che possono rimandare ad eventuali DSA.

E’ ovvio che fino al termine della classe seconda della scuola primaria, non si potrà procedere ad una diagnosi ma, il fatto di evidenziare precocemente alcune caratteristiche, potrebbe consentire ai docenti della scuola dell’infanzia prima e della primaria poi, di calibrare i propri insegnamenti tenendo in considerazione le caratteristiche dell’alunno stesso.

Tali indicatori sono i seguenti:

Difficoltà comunicative linguistiche:

  • scarsa conoscenza delle parole e dei significati;
  • difficoltà con filastrocche e frasi in rima;
  • scarsa capacità di costruzione della frase;
  • problemi di memoria nell’apprendere le parole
  • inadeguata padronanza fonologica, sostituzione di lettere
    (s/z, r/l, p/b), omissione di lettere e parti di parole, termini
    usati in modo inadeguato rispetto al contesto.
  • Parole sostitutive e scarsa abilità nell’uso delle parole.
  • Mancata memorizzazione, in varie situazioni, di nomi di
    oggetti conosciuti e usati.
  • Inadeguatezza nei giochi linguistici, nelle storielle
    inventate, nei giochi di parole, nel riconoscimento e nella
    costruzione di rime.
  • Difficoltà nella copia da modello e disordine nello spazio
    del foglio.
  • Difficoltà di attenzione

Difficoltà motorio-prassiche:

  • scarsa capacità di disegno, sia nella rappresentazione che nella riproduzione di figure geometriche;
  • scarsa manualità sia fine che globale.
  • Goffaggine accentuata nel vestirsi, allacciarsi le scarpe e
    riordinare.
  • Difficoltà nel riconoscimento di destra e sinistra.

Difficoltà uditive e visuo-spaziali:

  • difficoltà nel ripetere e individuare toni, suoni, sillabe e parole simili;
  • scarsa capacità di organizzazione in giochi di manipolazione e labirinti;
  • difficoltà nel ritagliare o nel costruire.
  • Difficoltà a ripetere sequenze ritmiche e a mantenere il
    tempo.
  • Non correttezza nella enumerazione (ultimo anno)
  • Difficoltà nella cardinalità.
  • Difficoltà nel confronto di piccole quantità.

Quali strumenti per gli insegnanti: l’IPDA

Nei contesti sia educativi che sanitari, sia nella ricerca che nella clinica, numerosi sono stati i contributi espressi con l’obiettivo di individuare precocemente tali difficoltà.

Uno di essi è l’IPDA ovvero un Questionario Osservativo per l’Identificazione Precoce delle Difficoltà di Apprendimento, uno strumento per insegnanti ed educatori realizzato con l’obiettivo di valutare nei bambini in età prescolare aspetti comportamentali, motricità, comprensione linguistica e altre abilità cognitive.

Elaborato dal Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, il Questionario IPDA è di facile utilizzo poiché la sua struttura si basa sulle informazioni che gli insegnanti stessi possono raccogliere nell’interazione quotidiana con i bambini della loro classe.

L’IPDA si compone di 43 item suddivisi in due sezioni principali. La prima riguarda le abilità generali: aspetti comportamentali; motricità; comprensione linguistica; espressione orale; metacognizione; memoria verbale e abilità visuo-spaziali.

La seconda riguarda invece le abilità specifiche ovvero i prerequisiti della lettoscrittura e di matematica, quindi pre-alfabetizzazione e pre-matematica.

Sono osservati e valutati anche gli aspetti comportamentali ovvero: motivazione ad apprendere, adeguamento alle regole e capacità di adattamento alle situazioni che cambiano, capacità di collaborazione, autonomia, concentrazione e temperamento.

Per quanto riguarda la motricità viene presa in considerazione la qualità della coordinazione generale dei movimenti e della motricità fine. Infine gli item che esplorano la comprensione linguistica sono centrati sulla capacità di ascoltare e seguire conversazioni, di capire le istruzioni e le parole dell’insegnante.

Al termine della compilazione del questionario da parte del docente di sezione, un software consentirà l’elaborazione dei dati inseriti per ciascun item dando cosi origine ad alcuni grafici colorati ed estremamente intuitivi grazie ai quali i docenti potranno avere una sorta di “fotografia” della propria classe.

Utilizzando lo strumento di osservazione ad inizio anno, sarà quindi possibile non soltanto individuare chiaramente per ciascun alunno i punti di forza e di debolezza ma anche quali siano le aree di apprendimento e di sviluppo che richiedono una maggiore attenzione sia per i singoli alunni che per l’intero gruppo classe.

Il questionario osservativo IPDA consente inoltre di riproporre una valutazione al termine dell’anno scolastico, ottenendo così dei grafici di confronto tra i due differenti momenti del percorso scolastico.

Quest’ultima opzione dimostra di essere particolarmente interessante in vista dei colloqui di fine anno con i genitori e con gli insegnanti al passaggio alla scuola primaria.

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